Yoga, Surf, e la Pace nel Mondo

18 Feb Yoga, Surf, e la Pace nel Mondo

Scrivo questo post da Nusa Lembongang, un’isola indonesiana semi-deserta, e circondata da  un reef corallino responsabile per l’esistenza di 4 spot per fare surf dai nomi tetri (“shipwreck”, “razor”, “laceration” e il più clemente “playground”), 3 scuole di surf, e ben 3 centri yoga.

Cioè, per capirci: reef=onde, onde= scuole di surf, onde=centri yoga.

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Non è un segreto che yoga e surf vadano a braccetto: nella maggior parte delle surf-town che ho visitato in giro per il mondo, ci sono tanti centri yoga quante SPA per farsi massaggiare le spalle dolenti. Il surf è uno sport che richiede uno sforzo fisico notevole, e lo stretching muscolare intenso dello yoga è perfetto per ristorare i muscoli stressati. Ma oltre a questo aspetto “fisico” ci sono una serie di altri motivi per cui yoga e surf sembrano sposati misticamente e indissolubilmente nella mente di qualsiasi surfista, che ho deciso di analizzare in questo post- tra una sessione di surf e una di yoga, detto tra noi.

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Secondo gli “Yoga Sutra” di Patanjali, che costituiscono il testo fondamentale dello Yoga, per arrivare al samadhi, all’illuminazione, c’è un cammino fatto di 8 scalini (chiamato ashtanga). I primi due scalini sono gli Yama (codici di comportamento universale) e i Niyama (codici di comportamento morale personale ).

Il terzo scalino sono gli Asana, ciò che in occidente conosciamo come “yoga” per l’appunto, che sono le sequenze delle posture vere e proprie. Queste preparano il corpo alla meditazione, dato che una volta che riusciamo a concentrarci sul nostro corpo e ad evitare le distrazioni fisice (ad es. bere dell’acqua o asciugarci il sudore), possiamo anche controllare la nostra mente.

In realtà quindi, dovremmo riferirci alle lezioni di yoga, come a “lezioni di asana“, già che lo yoga comprende tutti e 8 gli scalini menzionati da Patanjali e non solo le posture. In sanscrito, yoga significa letteralmente “unire“, nel significato di “unire l’uno con l’assoluto”. Questo può sembrare un obbiettivo un po’ vago, per cui la gente pratica lo yoga “fisico” (cioè gli asana) che sono nati per “unire corpo e mente”. Quante volte il nostro corpo si trova in un posto (ad es. nella nostra stanza da letto, sdraiato davanti alla TV) e la nostra mente è da tutt’altra parte? Questa incapacità della mente di vivere nel presente (e dentro il corpo) è fondamentalmente all’origine della nostra infelicità. In un certo senso il corpo è schiavo della mente, e segue i suoi desideri.

La mente non si ferma un secondo: crea treni di pensieri che ci sembrano così veri da farci cambiare d’umore. Quante volte vi è successo di anticipare un evento negativo, arrabbiandovi prima ancora che sia successo? E poi magari, appunto, non si è verificato? Quante volte avete immaginato di non farcela a finire un lavoro, stressandovi tantissimo e magari anche facendovi venire la gastrite? Quante volte siete stati davanti a un bellissimo tramonto in spiaggia e invece di godervelo, avete pensato “Ah, se ci fosse X, gli direi… gli farei… lo abbraccerei…etc” non godendovi il tramonto appieno perchè con la testa siete di fronte a un altro tramonto e con un altra persona? Tutte queste situazioni non sono reali, sono il frutto del chiacchiericcio instancabile della nostra mente.

La meditazione è lo strumento principale che abbiamo per cercare di calmare la mente, e lo yoga fisico può aiutarci a riconnettere corpo e mentre e a prepararci per gli scalini successivi degli “Yoga Sutra”, che sono quelli della ricerca”interiore”: pranayama (controllo del respiro), pratyahara (meditazione), dharana (concentrazione su un oggetto), dhyana (unione con il divino) e samadhi (l’illuminazione vera e propria).

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Ecco, se Pantanjali fosse vissuto alle Hawaii invece che in India (perdonatemi l’iperbole) probabilmente gli scalini verso l’illuminazione sarebbero stati 9- e affianco agli Asana, ci sarebbe stato… il Surf! La mia ipotesi è che, se da un lato lo yoga “unisce” il se con l’assoluto, dall’altro lato il surf, “unendo” l’uno con gli elementi della natura, ci unisce anch’esso all’assoluto.

Pensiamoci un attimo: la natura è composta di 4 elementi: acqua, fuoco, terra, aria (per l’ayurveda gli elementi sono 5, c’è anche lo spazio, ma non complichiamoci la vita per adesso). Per questo chi fa kite o surf si sente cosi vicino alla natura: nel surf ti fondi con l’acqua, nel kite addirittura con aria ed acqua.

Ma il surf, oltre a permettere di ricongiungerci con gli elementi della natura,  ci aiuta anche a unire corpo e mente, e ad essere assolutamente presenti, esattamente come succede quando facciamo yoga. Questa sensazione di “presenza” si avvverte sia quando stiamo iniziando e annaspiamo tra la schiuma bianca (voglio vederti a distrarti mentre devi prendere aria tra un set e l’altro!), sia quando già riusciamo a cavalcare le onde: chiunque l’ha provato, sa che in quei 2-10 secondi la tua mente, il tuo corpo, l’onda e la tavola si fondono in un unico essere fatto di acqua salata.

Spesso, quando andiamo in vacanza, solo il corpo va in vacanza, si riposa e si rigenera. Invece bisognerebbe mandare in vacanza anche la mente, che non ha mai pace: di giorno pensa incessantemente, di notte sogna. La mente non riposa mai spontaneamente. Bisogna costringerla. Attraverso la meditazione o attraverso esperienze che ci fanno essere presenti. Come scivolare su un onda, o fare una manovra di freestyle. O stare fermi in una posizione assurda per 20 secondi.

Insomma se tutti facessimo surf, yoga e meditazione, saremmo tutti più felici e sereni, e ci sarebbe la pace nel mondo. Come potete immaginare, qua a Nusa Lembongang, si respira una sensazione di pace notevole.

Saluti dall’Indonesia 🙂



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